Il Training Autogeno - generalità

IL FATTORE MENTALE NEL TENNIS

- Il Training Autogeno - Generalità

Quante volte ci è capitato di "perdere le staffe?"

E perché, in questi casi ci sentiamo dire: "Respira e conta fino a dieci"!

In tali condizioni, i nostro stato emozionale (Arausal) è così alto (tendente all'isterismo), da farci diminuire o addirittura perdere la nostra capacità cognitiva-comportamentale. In tali casi (oltre che nel tennis), ci può venire utile conoscere le cd. tecniche di rilassamento.

Può sembrare banale, ma vedremo perché respirare profondamente e contare fino a dieci, costituiscono una arcana e banale forma di training autogeno!

Cos'é?

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento psicofisiologico, usata in ambito clinico nel controllo dello stress, nella gestione delle emozioni e nelle patologie con base psicosomatica. Viene utilizzata anche in altri ambiti quali lo sport e in tutte quelle situazioni che richiedono il raggiungimento di un alto livello di concentrazione, al fine di ottenere una prestazione psicofisica ottimale.
Il Training Autogeno venne sviluppato negli anni trenta da Johannes Heinrich Schultz, psichiatra tedesco. I suoi studi avevano come precedenti quelli sull'ipnosi, in particolare di Oskar Vogt, del quale Schultz fu allievo.
Il Training Autogeno si differenzia, sostanzialmente dall’ipnosi, dove in quest’ultima è sempre necessaria la presenza del terapeuta. Nel campo sportivo, questa tecnica è di primaria importanza per la caratteristica di rendere gli i atleti indipendenti dall’allenatore, dopo un ciclo di sedute, per quanto attiene alla condizione mentale; caratteristica basilare per il tennis, considerato che durante le partite non è possibile (se non in alcuni casi particolari) l’intervento dell’allenatore.
Per dirla in breve, “migliora la concentrazione e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni”.

Come agisce:
è una tecnica di rilassamento basata sulla correlazione tra le emozioni e gli aspetti somatici dell'individuo. Ogni esperienza viene mediata, infatti, dal soma (dal greco somatos che significa "corpo") e si dice che viene quindi somatizzata.

Attraverso la tecnica del training autogeno si può accedere, usando una sorta di "corsia preferenziale", alla rimozione dell'esperienza che ha generato lo stato emotivo. Le emozioni, infatti, sono il risultato di un complesso insieme di modifiche che coinvolgono sistema nervoso periferico, sistema nervoso centrale e ormonale.

Oltre ad una predisposizione genetica, l'assetto, ovvero l'equilibrio tra aspetti prevalentemente somatici ed aspetti di natura principalmente cognitiva (risultanti dall'interazione con l'ambiente fisico e sociale) determina il tipo di risposta che ognuno avrà rispetto all'ambiente stesso con il quale si sta relazionando.
Indurre volontariamente, a livello corporeo, delle risposte tipiche degli stati di quiete di un soggetto ha, da una parte, riflessi sull'autopercezione della propria condizione emozionale e, dall'altra, produce una risposta somatica coerente con l'induzione stessa.


In pratica la modifica dell'assetto psicofisiologico del soggetto si inserisce in un processo che si auto determina (autogeno, appunto) partendo dal soma per arrivare alla psiche per tornare al soma e così via.
Il Training Autogeno, come dimostra la letteratura scientifica, non è una tecnica basata sulla suggestione (se non solo nelle fasi iniziali delle sedute). Le modifiche che si producono con un adeguato allenamento hanno carattere di stabilità e costanza nel tempo, fattori questi assenti sia nella suggestione in senso generale che nella ipnosi.
Il training autogeno, pertanto, effettua una stabile modifica a livello neurofisiologico che produce, a sua volta, una modifica nella risposta emozionale che un soggetto ha rispetto ad un evento di natura stressante.


Il termine training significa allenamento; infatti è solo allenandosi che si riesce ad ottenere una modifica reale e non immaginaria nel complesso assetto alla base della risposta emozionale.


La pratica del training autogeno ha quindi, per riassumere, tra le sue finalità, un maggior controllo dello stress e dell'ansia, una riduzione generale della tensione emotiva e il recupero delle energie, grazie a un ridimensionamento spontaneo delle emozioni negative.


Il training autogeno è utile, inoltre, nella cura di ansia, insonnia, emicrania, asma, ipertensione, attacchi di panico e in tutte quelle patologie dove l'aspetto psicosomatico sia rilevante.

Ha un ruolo positivo in particolare, per atleti e sportivi in genere, in quanto favorisce il recupero di energie, permettendo una migliore gestione delle proprie risorse.


Mi sembra il caso di evidenziare, in ultimo, che questa tecnica non è adatta a coloro che dovessero trovarsi in una condizione depressiva importante ed è fortemente controindicata in caso di disturbi psichici.

Per tornare alla battuta iniziale, "respirare profondamente e contare fino a dieci", può essere una banale forma di interruzione dalla situazione attuale di stress, tenendo occupato il cervello........ a contare!